I Comuni

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“Guardiaregia”

La data dell’origine del centro urbano non è nota, essendo andati distrutti completamente i documenti storici nel violento terremoto del 1805, che seminò lutti e rovine in molti centri della Regione. Le ipotesi e la leggenda, tuttavia, fanno risalire le origini del Paese al fiero popolo Sannita. I Sanniti, infatti, abitavano la zona gravitante attorno all’Appennino del Matese. Quando Roma assoggettò queto territorio, Augusto diede il nome di IV Regione al Sannio d’allora. Affermatasi successivamente la dominazione Longobarda in Italia, il Sannio costituì la quattordicesima provincia delle 28 in cui l’Italia stessa venne divisa. La provincia del Sannio venne incorporata al Regno d’Italia nel 1860 e Guardiaregia si inserì nel quadro nazionale, partecipando a tutte le ansie e a tutte le vicende della Patria.
Tra il XII ed il XVII secolo il toponimo era “Guardia di Campochiaro”. Dal 1443 al 1525 il paese fu feudo della famiglia Pandone, la quale lo vendette ai di Capua, e questi in seguito ai Franco. Per un certo periodo di tempo fu terra regia, fino a quando ne divennero titolari Giacomo e Pietro Sampogna. Poi ridivenne terra regia e lo rimase sino all’abolizione della feudalità. La irregolare figura geometrica del centro urbano di Guardiaregia si adagia, dolcemente sdraiata, alla base della quasi gigantesca piramide costituita da Monte Capraro e da essa separata dalla voragine “Prece”. La frattura della Prece si sarebbe formata nel periodo alluvionale dell’ultima era geologica, tuttora in attività di proseguimento e corrispondente alla comparsa dell’uomo sulla terra.
Il paese, situato ai margini di un precipizio, è circondato da vaste distese boscose di querce, faggi e cerri. In località Tremonti, su un verde altopiano, sorge la suggestiva chiesetta di San Nicola, santo a cui la popolazione è molto devota. Sul fianco del Monte Capraro (“ru monte”), che sovrasta il paese, si trovano le Grotte Rumita quasi inaccessibili. Luogo suggestivo è anche Campitello di Guardiaregia, località posta a circa 1500 metri di altitudine, dalla quale si gode una vista eccezionale sulle verdi valli del Biferno e del Tammaro. Per gustare fragole piccole e profumate e per godersi un paesaggio da sogno, il luogo ideale è Monte Mutria, la vetta più alta (1823 m) del Matese Guardiolo. Antica è nel paese la lavorazione dell’argilla: i tegami e le ciotole dei “pignatari” di Guardiaregia sono rinomati in tutta la regione.

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“Campochiaro”

Campochiaro è un comune italiano di 594 abitanti della provincia di Campobasso in Molise. Il centro abitato sorge alle falde del massiccio del Matese. Il territorio comunale, situato presso le sorgenti del fiume Biferno, è attraversato da un’antica via della transumanza, il tratturo Pescasseroli-Candela. Principale luogo di culto è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Fu restaurata nel XVII secolo con forme barocche. La facciata è un esempio dell’arte napoletana con il settore principale decorato da pietra, e il lato della sommità ricco di decorazioni e riccioli (al centro in una nicchia la statua della Madonna). Il campanile è una piccola torretta. L’interno è a tre navate. Vi è anche una torretta angioina che si presume appartenere al X secolo. In origine era la torre più alta di una roccaforte medievale, con cinta muraria. Oggi la torre, restaurata, è visitabile. Ha pianta longobarda circolare con una finestra oblò. Il territorio del Comune di Campochiaro è inglobato all’interno dell’Oasi WWF di Guardiaregia.

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“Colle d’Anchise”

È un piccolo borgo immerso in un suggestivo contesto naturale compreso tra il fiume Biferno e il massiccio del Matese.
Non vi sono molte notizie certe circa l’origine del paese. La più antica risale al 1404, anno in cui il paese fu concesso in feudo a Filippo Sant’Angelo, dell’omonima famiglia feudale.
Cosa vedere a Colle d’Anchise:

  • La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, di origine remota e danneggiata dal terribile terremoto del 1805. Prontamente restaurata, presenta tratti riconducibili all’epoca medievale. All’interno conserva ben tre dipinti del pittore campobassano Amedeo Trivisonno.
  • Fuori dal paese altre due belle e caratteristiche chiesette sono immerse nel verde la Cappella di Santa Margherita, e la Cappella di San Nicola.
  • Il Parco fluviale del Biferno.

Nel 2000, questa ansa del fiume Biferno era una selva impenetrabile e degli antichi edifici si scorgevano solo i tetti in rovina. In poco più di un anno, grazie all’impegno del Comune di Colle d’Anchise e della Regione Molise, con la ripulitura del canale di alimentazione del vecchio mulino e la bonifica degli argini del fiume, questo luogo verde si è trasformato in un magnifico parco, custode di specie rare e preziose di flora e fauna locali.
Il Parco, per le sue specificità naturali, fa parte di un’area più ampia dichiarata Sito di Interesse Comunitario (SIC).
La passeggiata nel Parco comincia con la visita al vecchio mulino e alla centrale idroelettrica dismessa, tutelati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Da lì, seguendo il canale, con i suoi ponticelli, le chiuse e le paratoie, si arriva ad una piccola spiaggia nell’ansa del Biferno da dove è possibile ammirare tutta la maestosità di un fiume antico millenni. Più avanti, riposano gli archi di pietra del vecchio ponte Spina che collegava Campobasso con Bojano, Colle d’Anchise e Baranello.

Touto è il termine osco con cui sanniti identificavano il proprio territorio comprendente l’area dei comuni coinvolti nella presente proposta progettuale la quale mira a valorizzare il patrimonio identitario di questi nella sua totalità “in toto” per l’appunto.

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